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L’ALTRO CHE
GUEVARA
Il 27 ottobre
scorso mentre eseguivo un annoiato zapping televisivo in
tarda serata, mi sono imbattuto in una trasmissione di Tele
Vip dedicata alla figura di Che Guevara,
durante la trasmissione sono stati intervistati oltre a vecchi
esponenti della sinistra messinese, ora professori universitari
anche alcuni giovani della sinistra giovanile e della Destra
(Azione Giovani) di Messina.
Il programma di
tele Vip non ha fatto altro che tessere lodi nei confronti del
cosiddetto comandante Guevara, ripetendo un rituale che ormai
dura da tanti anni.
Il paradosso della
vicenda è che anche i giovani di destra si sono associati alla
litania degli elogi degli intervistati, in particolare mi ha
colpito Francesco Rizzo, consigliere al Comune di Messina di
Alleanza Nazionale, che auspicava che il consiglio comunale
potesse continuare ad esercitare il proprio mandato nonostante
le dimissioni del sindaco Genovese. Il Rizzo addirittura durante
la trasmissione si vantava di possedere una specie d’icona
raffigurante il “Che”, che tiene nella sua stanza con cura,
donatagli da un amico militante comunista. Ci sarebbe da
chiedersi da dove traggono le informazioni e la formazione, i
giovani di destra (?) di Messina?
Ma chi era Ernesto
de la Serna Guevara, detto il Che, “[…] nella realtà
storica appare del tutto diverso da come lo si presenta in
quella specie di anniversario perpetuo che le librerie italiane
impongono ai loro clienti, mettendo in vendita senza soluzione
di continuità pubblicazioni agiografiche e prive di qualsiasi
apparato critico”. (Andrea Morigi, Che Guevara, il bandito
santificato, n.61 marzo 2007 Il Timone).
A quei giovani
intervistati dalla tv locale di Messina consiglio di leggere il
breve box che Pascal Fontaine ne Il Libro Nero del
Comunismo dedica al comandante argentino, traggo qualche
passaggio interessante.
Fidel Castro amante
della Rivoluzione Francese, definiva Che Guevara, il Saint-Just
de L’Avana. Scrivendo ad un amico Guevara sosteneva che la
soluzione dei problemi di questo mondo si trovi dietro quella
che viene chiamata la cortina di ferro, per chi non lo sa
significa che Guevara aveva fiducia cieca in chi, ormai è
evidente a tutti, ha procurato stragi e massacri di milioni di
uomini e donne e che ancora oggi si patiscono le tragiche
conseguenze economiche e culturali di quel sistema antiumano
guidato dall’Unione Sovietica.
Il comandante si fa
presto notare per la sua durezza, un ragazzo suo guerrigliero,
che ha rubato un po’ di cibo, è immediatamente fucilato senza
processo. Una volta conseguita la vittoria a Cuba gli è affidato
l’incarico di “procuratore”, cioè è lui a decidere delle domande
di grazia. La prigione della Cabana, in cui Guevara officia,
diventa teatro di numerose esecuzioni, soprattutto di ex
compagni d’armi conservatesi democratici.
Poi fu nominato prima ministro dell’industria e
presidente del Banco nacional de Cuba, in seguito ministro
dell’economia, Guevara coglie l’occasione per mettere in
pratica la sua dottrina politica imponendo a Cuba il ‘modello
sovietico’, privo delle più elementari nozioni economiche,
finisce per causare la rovina della banca centrale. Regis Debray
osserva: E’ stato lui e non Fidel a
ideare nel 1960, sulla penisola di Guanaha, il primo ‘campo di
lavoro correzionale (di lavoro forzato).
Guevara, da buon
allievo della scuola del terrore, elogia “l’odio, che
rende l’uomo un’efficace, violenta, selettiva e fredda macchina
per uccidere”. Non posso essere amico di qualcuno che
non condivida le mie idee, confessa il Che.
Mario Cervi dalle
colonne de Il Giornale consiglia la lettura del recente volume
di Dario Fertilio, La via del Che (Marsilio, pagg.366, euro 19).
Nel testo, il protagonista Riccardo Modena, va a Cuba sulle
tracce dei mitici diari mancanti del Che: e proprio lui, che
in Cuba aveva visto la patria ideale, il luogo dell’anima, e che
nel Che aveva visto il simbolo dell’eroe coraggioso e puro,
scopre l’amara realtà. Scopre cioè che il castrismo è un regime
in pieno disfacimento dove corruzione, affarismo e violenza si
respirano nell’aria; e che l’adamantino cavaliere senza macchia
e senza paura fu anche un fanatico crudele. In pratica si
scopre che ci furono due Che: l’uno era il giovane Ernesto,
quello dei Diari della motocicletta, lo studente di medicina
egoista ed egocentrico che giocava a rugby e s’innamorava delle
brave ragazze di buona famiglia; l’altro era un mister Hyde che
capace di liquidare in massa i prigionieri politici che gli
erano caduti tra le mani, l’aveva ordinato senza esitazione né
ripensamenti in quella gelida stanza della comandancia, appaena
preso possesso della fortezza che dominava l’Avana. (Mario
Cervi, L’altro Che che per il 68 non c’è, 31.10.07 Il Giornale).
S. Teresa di Riva,
1 novembre 2007
Festa di Tutti i Santi
DOMENICO BONVEGNA
domenicobonvegna@alice.it
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