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Cantano vittoria
Udc e Pdl, che hanno messo a segno un colpo importante nella
sfida tutta interna alla maggioranza di centrodestra. La
commissione Sanità dell’Assemblea regionale siciliana ha
votato a maggioranza (8 voti su 15) l'articolo 11 del
disegno di legge del sistema sanitario, la controversa
riforma che in questi mesi ha spaccato la maggioranza.
L’articolo 11 è quello che configura lo schema sul quale
dovrà essere fondato il nuovo sistema sanitario. Saranno 23,
come voluto da Pdl e Udc, e non 17 come previsto
dall'assessore alla Sanità Massimo Russo, le Aziende
sanitarie dell'Isola, contro le attuali 29. L'articolo
approvato stabilisce lo scorporo di ospedali e Asl e il
mantenimento nelle sei province non metropolitane di doppie
strutture: aziende sanitarie e aziende ospedaliere. Il Pd,
che durante il voto si è astenuto, dopo l’approvazione
dell’articolo 11 ha deciso di abbandonare i lavori.
“Il risultato
conseguito dal Pdl e dall'Udc riveste una grande importanza
- sottolinea il capogruppo del Pdl, Innocenzo Leontini -.
Con l’approvazione dell'articolo 11 e della relativa tabella
A del ddl, si pongono le basi per una profonda riforma della
Sanità siciliana. Per la prima volta, si ridefinisce il
sistema, scorporando gli ospedali dalle Asl, in modo da
potenziare la Sanità territoriale ed eliminare gli sperperi
della ospedalizzazione selvaggia e dei ricoveri
inappropriati. Inoltre, sul piano politico e parlamentare -
continua - si sconfigge un metodo fondato sull'intolleranza
e sulla sistematica imposizione di soluzioni precostituite
mai basate sul coinvolgimento e sulla condivisione”.
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“E’ solo un
gioco di potere”. Questo il commento dell’assessore Russo al
termine della seduta della commissione sanità. “Una parte
della maggioranza di governo – ha spiegato Russo - si è
rivoltata contro il governo della Regione con una prova
muscolare fondata sulla forza dei numeri, che ha tanto il
sapore della ripicca contro le nomine dei nuovi dirigenti
dei dipartimenti e più in generale nei confronti della
coraggiosa e difficile opera riformatrice intrapresa dal
presidente Lombardo”.
“Purtroppo, - ha
aggiunto l’assessore - chi ne fa le spese sono i cittadini
sempre più sbigottiti da questo desolante spettacolo.
Auspico che l’Aula parlamentare possa ridare organicità e
razionalità al testo di legge per rispondere finalmente al
bisogno di efficienza ed economicità del sistema sanitario
avvertito a tutti i livelli. In ogni caso, adesso le
responsabilità di ciascuno sono chiare e ben delineate. Con
l’approvazione dell’articolo 11 secondo il cosiddetto
“modello Leontini” sarà purtroppo inevitabile la chiusura di
quelle piccole strutture ospedaliere, soprattutto in
provincia, che il governo ha invano cercato di salvare con
un sub emendamento che ne avrebbe permesso l’accorpamento
alle Ausl, con la loro conseguente rifunzionalizzazione
anche attraverso la sperimentazione di nuovi modelli
gestionali”.
In commissione
l’assessore Russo aveva infatti presentato un sub
emendamento all’art. 11 della riforma ospedaliera, ma con il
voto favorevole al ddl Leontini-Maira, l’Udc e il Pdl, con
l’astensione del Pd, hanno ricacciato indietro questa
ipotesi. “Dopo avere partecipato ininterrottamente e con
attenzione ai lavori della commissione Sanità, siamo
costretti a chiederci: l'Assessore c'è o ci fa? - commentano
Rudy Maira Totò Cascio, capogruppo e deputato Udc -. Russo
non perde occasione per mistificare ciò che lui stesso ha
affermato in VI commissione elencando gli ospedali che
avrebbe dovuto chiudere e, motivendone così, il suo sub
emendamento. Bisogna essere chiari e dire sempre la verità,
che non può essere un optional. Lo sfidiamo - proseguono
Maira e Cascio - su un patto con i cittadini che noi già
sottoscriviamo: non chiudere i piccoli ospedali. Purtroppo
per Russo salvare gli ospedali significa trasformarli in
poliambulatori o rsa. Per noi, invece, significa avere un
pronto soccorso e posti letto per acuti nelle branche
principali: chirurgia, ortopedia, medicina e cardiologia”.
Sulla stessa linea il Pdl: “Abbiamo sventato una, fino a
oggi negata e celata, indiscriminata volontà di chiusura dei
piccoli ospedali. Si è indicato nella nuova articolazione
della rete ospedaliera un modo per salvarli, valorizzarli e,
eventualmente, rifunzionalizzarli: quindi, non è certo il
nostro il modo per penalizzare la Sanità pubblica. Tutto il
contrario, i conservatori non siamo noi”.
Un passo
indietro lo ha fatto il parlamentare del Pdl Marco Falcone,
che aveva proposto una mediazione tra le parti. Anche lui ha
votato l'articolo 11. Falcone però continua a tentare la via
della pace. ''Avendo votato l'articolo 11 del ddl Leontini è
opportuno fermarsi per riflettere un attimo - dice in una
nota congiunta con altri due parlamentari del Pdl, Pippo
Currenti e Livio Marrocco -. Con questo voto non abbiamo
stabilito un vero e proprio modello, ma abbiamo fissato una
omogenea e coerente offerta sanitaria sull'intera regione
Sicilia''. I tre deputati del Pdl aggiungono: ''Riteniamo
che in ragione di una logica di coalizione di maggioranza e
di governo, ci possano essere ancora margini per poter
condividere ancora di più una proposta che abbia i requisiti
di razionalità ed efficacia, nella garanzia di adeguati
livelli essenziali di assistenza. Sia, a questo punto, perà,
il presidente Lombardo a farsi portatore di eventuali
soluzioni condivise''.
In mattinata,
prima del voto in commissione il presidente Lombardo era
apparso sicuro di sé e della sua riforma. “Non so quale
possa essere la mediazione sul disegno di legge di riforma
della sanità, ma se é buona passi, anche se si trattasse di
una posizione diversa dalla mia che, ribadisco, è quella
dell’assessore Massimo Russo - aveva detto -. Ci sono dei
conflitti dovuti a visioni diverse ma qualunque disegno di
legge verrà fuori, nessuno si impiccherà: sono convinto che
per via amministrativa si fa di più che per via legislativa.
Intanto mi auguro che legge vada in aula, se ci sarà da
aggiustare qualcosa lo faremo con degli emendamenti. Sono
certo - ha concluso - che i deputati dell’Ars non
lavoreranno contro gli interessi della Sicilia”.
Per il Pd
l'appuntamento è rimandato all'esame in aula, probabilmente
la settimana prossima. “Dopo il voto che, con una
maggioranza di 8 su 15, ha deliberato lo schema sul quale
dovrà essere fondato il nuovo sistema sanitario, stabilendo
un modello di separazione tra le aziende sanitarie e quelle
ospedaliere e sancendo la realizzazione di 23 aziende come
voluto da Pdl e Udc, abbiamo ritenuto non più mediabili le
nostre posizioni ed il lavoro di merito da fare in seno alla
commissione - dice il presidente del gruppo parlamentare del
Pd, Antonello Cracolici. -. Abbiamo deciso di abbandonare i
lavori della commissione e superare gli emendamenti a firma
Pd – continua Cracolici - rinviando all’aula l’esame delle
proposte in campo, affinché i siciliani possano valutare i
diversi progetti. Ormai è evidente – conclude - che la
maggioranza che sostiene il governo Lombardo ha, al suo
interno, una lacerazione non più componibile. Il presidente
della Regione non può pensare di continuare a galleggiare.
Deve solo prenderne atto”. “Lo scontro ormai irreversibile
nella maggioranza sta partorendo un orribile mostro che
rischia di creare danni difficilmente rimediabili alla
sanità dei territori periferici siciliani - osserva il Pd
Baldo Gucciardi, componente della commissione Sanità -.
Nella frattura tra Governo e maggioranza di centrodestra è
ricomparsa oggi in commissione lo spettro di chiusura dei
piccoli ospedali”.
“Ormai è
evidente che il presidente Lombardo non ha più una
maggioranza e pertanto lo invitiamo a trarne le dovute
conseguenze - osservano in una nota congiunta, il segretario
ed il vicesegretario del Pd siciliano, Francantonio Genovese
e Tonino Russo -. Gli scontri notturni sulle nomine dei
direttori generali – continua la nota - e la bocciatura
della proposta dell’assessore Russo in commissione Sanità
sono solo gli ultimi di una serie di conflitti interni al
centrodestra che certificano la fine di un’alleanza di
governo. A questa Regione serve invece, una guida forte ed
autorevole anche nei confronti del Governo nazionale, capace
di difendere gli interessi dei siciliani di fronte alle
continue spoliazioni di risorse e ad un federalismo fiscale
nemico della Sicilia. In mancanza di una linea unitaria e di
una maggioranza coesa – conclude la nota - questo governo
non può continuare a sopravvivere sperando nel sostegno
dell’opposizione, sia pure su singole proposte”.
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