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Sanità, in commissione il governo battuto. Passa il disegno di legge di Pdl e Udc, il Pd abbandona il tavolo 11 febbraio 2009
 

Cantano vittoria Udc e Pdl, che hanno messo a segno un colpo importante nella sfida tutta interna alla maggioranza di centrodestra. La commissione Sanità dell’Assemblea regionale siciliana ha votato a maggioranza (8 voti su 15) l'articolo 11 del disegno di legge del sistema sanitario, la controversa riforma che in questi mesi ha spaccato la maggioranza. L’articolo 11 è quello che configura lo schema sul quale dovrà essere fondato il nuovo sistema sanitario. Saranno 23, come voluto da Pdl e Udc, e non 17 come previsto dall'assessore alla Sanità Massimo Russo, le Aziende sanitarie dell'Isola, contro le attuali 29. L'articolo approvato stabilisce lo scorporo di ospedali e Asl e il mantenimento nelle sei province non metropolitane di doppie strutture: aziende sanitarie e aziende ospedaliere. Il Pd, che durante il voto si è astenuto, dopo l’approvazione dell’articolo 11 ha deciso di abbandonare i lavori.  

 “Il risultato conseguito dal Pdl e dall'Udc riveste una grande importanza - sottolinea il capogruppo del Pdl, Innocenzo Leontini -. Con l’approvazione dell'articolo 11 e della relativa tabella A del ddl, si pongono le basi per una profonda riforma della Sanità siciliana. Per la prima volta, si ridefinisce il sistema, scorporando gli ospedali dalle Asl, in modo da potenziare la Sanità territoriale ed eliminare gli sperperi della ospedalizzazione selvaggia e dei ricoveri inappropriati. Inoltre, sul piano politico e parlamentare - continua - si sconfigge un metodo fondato sull'intolleranza e sulla sistematica imposizione di soluzioni precostituite mai basate sul coinvolgimento e sulla condivisione”.
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“E’ solo un gioco di potere”. Questo il commento dell’assessore Russo al termine della seduta della commissione sanità. “Una parte della maggioranza di governo – ha spiegato Russo - si è rivoltata contro il governo della Regione con una prova muscolare fondata sulla forza dei numeri, che ha tanto il sapore della ripicca contro le nomine dei nuovi dirigenti dei dipartimenti e più in generale nei confronti della coraggiosa e difficile opera riformatrice intrapresa dal presidente Lombardo”.

“Purtroppo, - ha aggiunto l’assessore - chi ne fa le spese sono i cittadini sempre più sbigottiti da questo desolante spettacolo. Auspico che l’Aula parlamentare possa ridare organicità e razionalità al testo di legge per rispondere finalmente al bisogno di efficienza ed economicità del sistema sanitario avvertito a tutti i livelli. In ogni caso, adesso le responsabilità di ciascuno sono chiare e ben delineate. Con l’approvazione dell’articolo 11 secondo il cosiddetto “modello Leontini” sarà purtroppo inevitabile la chiusura di quelle piccole strutture ospedaliere, soprattutto in provincia, che il governo ha invano cercato di salvare con un sub emendamento che ne avrebbe permesso l’accorpamento alle Ausl, con la loro conseguente rifunzionalizzazione anche attraverso la sperimentazione di nuovi modelli gestionali”.

 

In commissione l’assessore Russo aveva infatti presentato un sub emendamento all’art. 11 della riforma ospedaliera, ma con il voto favorevole al ddl Leontini-Maira,  l’Udc e il Pdl, con l’astensione del Pd, hanno ricacciato indietro questa ipotesi. “Dopo avere partecipato ininterrottamente e con attenzione ai lavori della commissione Sanità, siamo costretti a chiederci: l'Assessore c'è o ci fa? - commentano Rudy Maira Totò Cascio, capogruppo e deputato Udc -. Russo non perde occasione per mistificare ciò che lui stesso ha affermato in VI commissione elencando gli ospedali che avrebbe dovuto chiudere e, motivendone così, il suo sub emendamento. Bisogna essere chiari e dire sempre la verità, che non può essere un optional. Lo sfidiamo - proseguono Maira e Cascio - su un patto con i cittadini che noi già sottoscriviamo: non chiudere i piccoli ospedali. Purtroppo per Russo salvare gli ospedali significa trasformarli in poliambulatori o rsa. Per noi, invece, significa avere un pronto soccorso e posti letto per acuti nelle branche principali: chirurgia, ortopedia, medicina e cardiologia”. Sulla stessa linea il Pdl: “Abbiamo sventato una, fino a oggi negata e celata, indiscriminata volontà di chiusura dei piccoli ospedali. Si è indicato nella nuova articolazione della rete ospedaliera un modo per salvarli, valorizzarli e, eventualmente, rifunzionalizzarli: quindi, non è certo il nostro il modo per penalizzare la Sanità pubblica. Tutto il contrario, i conservatori non siamo noi”.

 

Un passo indietro lo ha fatto il parlamentare del Pdl Marco Falcone, che aveva proposto una mediazione tra le parti. Anche lui ha votato l'articolo 11. Falcone però continua a tentare la via della pace. ''Avendo votato l'articolo 11 del ddl Leontini è opportuno fermarsi per riflettere un attimo - dice in una nota congiunta con altri due parlamentari del Pdl, Pippo Currenti e Livio Marrocco -. Con questo voto non abbiamo stabilito un vero e proprio modello, ma abbiamo fissato una omogenea e coerente offerta sanitaria sull'intera regione Sicilia''. I tre deputati del Pdl aggiungono: ''Riteniamo che in ragione di una logica di coalizione di maggioranza e di governo, ci possano essere ancora margini per poter condividere ancora di più una proposta che abbia i requisiti di razionalità ed efficacia, nella garanzia di adeguati livelli essenziali di assistenza. Sia, a questo punto, perà, il presidente Lombardo a farsi portatore di eventuali soluzioni condivise''. 

 

In mattinata, prima del voto in commissione il presidente Lombardo era apparso sicuro di sé e della sua riforma. “Non so quale possa essere la mediazione sul disegno di legge di riforma della sanità, ma se é buona passi, anche se si trattasse di una posizione diversa dalla mia che, ribadisco, è quella dell’assessore Massimo Russo - aveva detto -. Ci sono dei conflitti dovuti a visioni diverse ma qualunque disegno di legge verrà fuori, nessuno si impiccherà: sono convinto che per via amministrativa si fa di più che per via legislativa. Intanto mi auguro che legge vada in aula, se ci sarà da aggiustare qualcosa lo faremo con degli emendamenti. Sono certo - ha concluso - che i deputati dell’Ars non lavoreranno contro gli interessi della Sicilia”.

 

 

Per il Pd l'appuntamento è rimandato all'esame in aula, probabilmente la settimana prossima. “Dopo il voto che, con una maggioranza di 8 su 15, ha  deliberato lo schema sul quale dovrà essere fondato il nuovo sistema sanitario, stabilendo un modello di separazione tra le aziende sanitarie e quelle ospedaliere e  sancendo la realizzazione di 23 aziende come voluto da Pdl e Udc, abbiamo ritenuto non più mediabili le nostre posizioni ed il lavoro di merito da fare in seno alla commissione - dice il presidente del gruppo parlamentare del Pd, Antonello Cracolici. -. Abbiamo deciso di abbandonare i lavori della commissione e superare gli emendamenti a firma Pd – continua Cracolici - rinviando all’aula l’esame delle proposte in campo, affinché i siciliani possano valutare i diversi progetti. Ormai è evidente – conclude - che la maggioranza che sostiene il governo Lombardo ha, al suo interno, una lacerazione non più componibile. Il presidente della Regione non può pensare di continuare a galleggiare. Deve solo prenderne atto”.   “Lo scontro ormai irreversibile nella maggioranza sta partorendo un orribile mostro che rischia di creare danni difficilmente rimediabili alla sanità dei territori periferici siciliani - osserva il Pd Baldo Gucciardi, componente della commissione Sanità -. Nella frattura tra Governo e maggioranza di centrodestra è ricomparsa oggi in commissione lo spettro di chiusura dei piccoli ospedali”.  

 

“Ormai è evidente che il presidente Lombardo non ha più una maggioranza e pertanto lo invitiamo a trarne le dovute conseguenze - osservano in una nota congiunta, il segretario ed il vicesegretario del Pd siciliano, Francantonio Genovese e Tonino Russo -. Gli scontri notturni sulle nomine dei direttori generali – continua la nota - e la bocciatura della proposta dell’assessore Russo in commissione Sanità sono solo gli ultimi di una serie di conflitti interni al centrodestra che certificano la fine di un’alleanza di governo. A questa Regione serve invece, una guida forte ed autorevole anche nei confronti del Governo nazionale, capace di difendere gli interessi dei siciliani di fronte alle continue spoliazioni di risorse e ad un federalismo fiscale nemico della Sicilia. In mancanza di una linea unitaria e di una maggioranza coesa – conclude la nota - questo governo non può continuare a sopravvivere sperando nel sostegno dell’opposizione, sia pure su singole proposte”.